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22_09_2015

FASHIONWEEK

prime prove per la maison forentina è

riuscito a scatenare, forte anche di una

gavetta nelle seconde fle di un uffcio

stile, lo shock del nuovo. Già da subi-

to, quindi, la tornata di sflate dedicate

alla primavera-estate 2016 si annuncia

ricca di sorprese. Tra buyer e addetti ai

lavori, c’è un senso elettrico di aspetta-

tiva, e l’idea

è

che a Milano si sia fnal-

mente vicini alla svolta. Mantenendo

la cautela nell’attesa (l’ultima paro-

la spetta sempre al mercato, tra sei

mesi circa), va fn d’ora registrato

un dato di fatto: le novità di que-

sta settimana - in cui andranno in

scena 70 sflate, 83 presentazioni

e 26 eventi - non si esauriscono in

una serie di designer al debutto,

pur tenendo presente che «

siamo

arrivati a quota 170

collezioni

rispetto alle 137 di settembre

2014», ricorda il presidente di

Cnmi

Carlo Capasa

. Da questa

edizione infatti cambia la geogra-

fa delle sflate. La moda infatti si

allarga: esce dalla zona 1 e cerca

alternative al centro storico. Non

si tratta di una questione di prez-

zi, quanto piuttosto del tentativo

di dare un ‘immagine più “fresca”

e alternativa al prêt-à-porter made

in Italy. Per prima cosa, la Camera

In queste pagine tre bozzetti di anticipazione della

primavera-estate 2016 di Stella Jean (1), Simonetta

Ravizza (2) e Vivetta (3)

DA ARMANI A ICEBERG,

L’ITALIAN DREAM

DI

ARTHUR ARBESSER

Esordio alla direzione creativa del marchio

di casa Gilmar e prima sflata per la sua

linea: due traguardi speciali per lo stilista

“scoperto” da Re Giorgio. «La collezione

per Iceberg? Fresca». «Per i miei abiti

sogno Dover Street market». E di Milano

dice: «Finalmente c’è energia nuova»

di

Andrea Bigozzi

Raised in Vienna, based in Milan, hand

picked by, Arthur Arbesser talks about his

new challenge with Iceberg and about the brave decision to show for

the frst time with his own line at Fashion Week. The designer is not

afraid of the future of Milan: «Finally there is fresh blood».

A

rthur Arbesser

, che effetto fa,

dopo averlo sognato sui banchi

di scuola, ritrovarsi tra i protagonisti

della fashion week milanese non con

una ma con due sflate in program-

ma? «Dopo una serie di presentazio-

ni, volevo testare la forza della mia

collezione su una passerella e così

all’inizio dell’estate mi sono detto

“o adesso o mai più”. Subito dopo,

però, è arrivata a sorpresa la nomina

di

Iceberg

. Così le sflate da fare sono

diventate improvvisamente due (

il

25 e il 28 settembre

,

ndr

). Da quel mo-

mento ce l’ho messa tutta, ho lavora-

to praticamente 20 ore al giorno, al

punto da sognare il colore giusto per

un tessuto e la lunghezza di un abi-

to». L’understatement del designer

viennese è già proverbiale. Eppure

dopo il diploma alla

Central Saint

Martins

di Londra e i sette anni di

gavetta alla

Giorgio Armani

, Arthur

non ha mai smesso di far parlare di

sé, con la vittoria a

Who Is On Next?

,

la fnale del

LVMH Prize

e la nomina

a direttore creativo della linea donna

di Iceberg.

ha traslocato il suo quartier ge-

nerale da piazza dei Mercanti a

piazza Gae Aulenti, passando

dallo storico Palazzo Giure-

consulti al nuovissimo

Pavi-

lion

appena inaugurato, dove

sarà ospitato il

Fashion Hub

Market

, progetto a sostegno

dei nuovi designer. Poco lon-

tano, sempre in Porta Nuova,

il

The Mall

sarà sede di al-

cune sflate (

Simonetta Ra-

vizza

,

Gabriele Colangelo

,

Aigner

, più una serie di even-

ti). Si infttisce anche l’elenco

di marchi che, sulla scia del

precursore

Giorgio Armani

,

ha scelto aree più periferiche

per le sflate.

Gucci

conferma lo Scalo

Farini in via Valtellina,

Versace

lascia la

sede di via Gesù per approdare in piaz-

za VI Febbraio al Palazzo delle Scintille.

Per l’esordio uffciale alla guida di Puc-

ci, Massimo Giorgetti, oltre a rinunciare

alla sflata serale, tradisce corso Venezia

per via Orobia, in zona Ripamonti a

un passo dalla

Fondazione Prada

, così

come Arthur Arbesser per Iceberg non

sflerà alla solita Pelota di corso Gari-

baldi, ma in via Piranesi. Ma cambiare

il volto della capitale del prêt-à-porter

in una sola stagione non sarebbe pos-

sibile, anche perché non è scontato che

gli operatori internazionali apprezze-

ranno, visti i tempi per gli spostamenti

destinati ad allungarsi. Il Duomo e din-

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