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22_09_2015

A Milano Moda Donna esordirà con

il marchio Gilmar. Per lei si tratta della

prima direzione creativa. Ha usato due

metodi di lavoro diversi tra la sua linea

e Iceberg o segue lo stesso approccio

per entrambe?

Certo, è molto complicato dividersi in

due e adottare percorsi creativi differen-

ti. Per fortuna ci sono aspetti importanti,

come il colore e le grafche, che apparten-

gono a entrambi i progetti, e questo mi

consente di non dover “cambiare testa”

tutte le volte. In Iceberg si riconoscerà

il mio lavoro, ma sarà molto diverso da

quello che si è visto frmato da Arthur Ar-

besser. Questa è la mia sfda professiona-

le. Dimostrare che so viaggiare contem-

poraneamente su due binari.

Iceberg è un nome storico del made in Italy,

con caratteristiche precise. Come si sente in

questa avventura? Come sarà la collezione?

A Vienna, dove sono nato, Iceberg era mol-

to forte negli anni 80 e 90. Quindi sono

stato subito consapevole del mio compito

e l’idea di cosa fare è stata chiara sin dall’i-

nizio: colore, una forte carica di freschezza

e ovviamente la maglieria. Anche se l’esti-

vo si presta meno a privilegiare il knitwear,

devo dire che ci siamo riusciti. La collezio-

ne è davvero forte.

Qualche anticipazione sulla collezione

estiva di Arthur Arbesser?

La mia collezione sarà molto più roman-

tica e femminile rispetto al passato. Non

aspettatevi però niente di “

cheesy

”, anche

se il lato androgino della mia moda sarà

meno marcato.

Un bozzetto Iceberg primavera-estate

2016 e un look della resort 2016

di Arthur Arbesser presentato a Pitti

UN SUMMIT SUI CALENDARI

A ottobre si incontrano i presidenti

delle fashion week internazionali

Next October the Presidents of the international fashion chambers will

meet to fnd an agreement about calendars. Capasa hopes that the

fashion shows will not coincide with the Jewish festivity of Yom Kippur.

Archiviata, a ottobre, la maratona delle sflate per le collezioni femminili della primavera-estate

2016, per i presidenti delle quattro principali fashion week (New York, Londra, Milano e Parigi)

sarà tempo di incontrarsi per parlare dei calendari delle prossime edizioni. «Ci vuole un maggiore

coordinamento», sottolinea

Carlo Capasa

, numero uno della

Camera Nazionale della Moda

Italiana

. L’obiettivo è quello di evitare sovrapposizioni nel calendario e coordinare meglio alcune

date, specie dopo la polemica esplosa sullo

Yom Kippur

, che quest’anno coincide con Milano

Moda Donna (ma in passato era caduto durante Londra e Parigi), mettendo a rischio il 23

settembre la presenza dei buyer che vorranno rispettare la festività ebraica e che quindi non

potranno lavorare. «Una soluzione si può trovare, ma ci deve essere l’accordo di tutti».

(an.bi.)

torni resteranno nella mappa delle sfla-

te: la Sala della Cariatidi di Palazzo Rea-

le continuerà ad accogliere nuovi talenti

e una nuova tensostruttura è stata alle-

stita in piazza Castello. E la Roberto Ca-

valli ha voluto l’esclusiva di Palazzo del

Senato per il debutto di Peter Dundas.

Infne, c’è un’altra novità che riguarda

la Camera della Moda, che ha dalla sua

il merito di aver dato alla rassegna una

forte spinta innovativa: la conquista di

un nuovo sponsor:

Unicredit Banca

.

«Con cui - rivela Capasa - stiamo stu-

diando una serie di progetti per aiutare

i giovani designer. Per sostenere gli sti-

listi di domani ci vogliono azioni con-

crete: lo slot in calendario non è certo

la loro prima preoccupazione»

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Che differenza c’è tra designer

e direttore creativo?

Sono sicuramente due fgure diverse. Con

il mio marchio disegno selezionando le

idee di Arthur, raccontando ogni stagio-

ne una storia diversa. Su un brand come

Iceberg si concentrano più punti di vista,

più visioni, non si tratta più di un percorso

personale. Il mio compito è selezionare i

vari input. E poi le cose da decidere vanno

ben oltre il disegnare, riguardano aspetti

più “business”. Credo che essere un buon

direttore creativo mi permetterà di svilup-

pare il mio lato imprenditoriale.

A proposito di business,

come procede la sua linea?

Voglio fare tutto con calma, senza fretta.

In Italia sono già venduto in negozi molto

belli. Dopo l’ultima presentazione a Mi-

lano sono arrivati ordini importanti dagli

Stati Uniti. Mi piacerebbe entrare nel mer-

cato tedesco e in Giappone. In cima alla

lista dei sogni c’è inoltre essere venduto in

un negozio come Dover Street Market. Al

monomarca per ora non ci penso, ma se e

quando arriverà non sarà uno spazio solo

per la vendita della mia collezione.

Quest’anno Milano gioca la carta

dei neo-direttori creativi. Lei, Massimo

Giorgetti, Peter Dundas siete tutti

chiamati a guidare maison storiche.

Pensa che da questa edizione arriverà

la scossa?

La situazione a Milano sta cambiando: la

città è più frizzante. Anche la settimana

della moda e le aziende che vi partecipa-

no sono di nuovo al centro dell’interes-

se internazionale. Certo, conta l’effetto

Expo, ma c’è dell’altro. Dalla nomina di

Carlo Capasa al vertice di Cnmi l’atmo-

sfera è cambiata: si è capito che bisogna

fare proposte interessanti, essere coesi,

favorire il contatto tra aziende storiche

e designer giovani, ma che ormai cono-

scono il mercato, come quelli della mia

generazione. Il modo migliore di reagire

è agire: costruire eventi signifcativi, aiu-

tare i nuovi stilisti in maniera concreta,

creare link forti tra il mondo della moda,

dell’arte e della cultura. Forse mi sbaglie-

rò, ma sento che Milano è davvero vicina

alla svolta.