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22_09_2015

che arrivano dalla nostra nuova bouti-

que in via della Spiga.

Avete mai preso in considerazione

di produrre in Italia?

Acquistiamo già in Italia alcune materie

prime. Specie per la parte più alta della

produzione. Le decorazioni di piume

utilizzate per la nostra Paris Collection

(l’edizione limitata che abbiamo creato

per celebrare l’apertura della boutique)

sono state tinte a mano e applicate in

Italia presso uno dei pochi artigiani al

mondo specializzato in disegni sul piu-

maggio.

Si vocifera spesso dell’imminente lancio

di una linea uomo. È vero?

Con tre fratelli, tre fgli maschi e tre

nipotini, devo ammettere che in fa-

miglia non mancano le pressioni

per spingermi a disegnare anche il

menswear. Ma per ora non se ne par-

la. È un altro mondo.

Pensa che l’Europa debba temere lo

strapotere della Cina? Oggi tutti i brand

vogliono investire lì o negli Usa...

Per noi è importante non tralasciare

nessuna di queste aree. L’Europa non

deve temere per il suo futuro: sarà

sempre un mercato incredibilmente

importante per il settore. Come po-

trebbe non esserlo? È il cuore dell’in-

dustria della moda, con tutti i suoi ate-

lier storici e i designer infuenti.

Lei ricopre due ruoli in azienda:

direttore creativo e ceo. Ha mai pensato

di fare un passo indietro e rinunciare

a uno dei due incarichi?

Certo, ricoprire entrambi i ruoli è inso-

lito e ti mette decisamente alla prova.

Ma per me ha un senso. Io amo mesco-

lare il lato creativo del lavoro con quello

manageriale e operativo. Un’attitudine

che non pensavo di possedere. Nel pas-

sare dalla fase creativa alla soluzione di

un dilemma operativo guadagno ener-

gia e una prospettiva nuova. E viceversa.

All’inizio della sua carriera, il gruppo

Lvmh le offrì di diventare il presidente

americano di Loewe. Si è mai pentita

di non aver accettato?

Rifutai l’opportunità per poter stare

con la mia famiglia e non mi sono mai

pentita di questa scelta. Essere a casa

con i miei fgli signifcava molto per me

e mi ha dato anche la lucidità mentale

per pensare al mio futuro. È in quella

occasione che ho immaginato lo svilup-

po della nostra azienda.

Quali saranno i nuovi progetti

per il prossimo futuro?

Il 2015 è già stato un anno incredibi-

le con gli opening di Parigi e Praga,

ma anche de Il Cairo e Santiago. Poi

c’è stato il debutto della linea Sport.

Abbiamo anche lanciato il nuovo sito

della nostra fondazione, dedicata alle

donne imprenditrici e alle loro fami-

glie. Nel 2016 continueremo sulla stes-

sa strada, investendo sull’espansione

in nuovi mercati e sullo sviluppo delle

collezioni.

1.

Tory Burch ha fondato

il suo marchio nel 2004

2.

e

3.

A New York durante

le sflate, oltre alla collezione

spring-summer 2016 (foto),

la stiista ha presentato

la linea Sport

4.

Lo store di Parigi

è stato inaugurato a luglio

2

3

4

fezione tutto il nostro senso estetico

e ci aiutano a migliorare le collezioni,

stagione dopo stagione.

Come descriverebbe le nuove proposte

primavera-estate 2016?

Ci siamo ispirati ai concetti di tempo e

di natura. Abbiamo messo l’accento sui

contrasti: tessuti naturali e iridescen-

ti che si abbinano tra loro, abiti dalle

forme semplici, ma con ricami molto

lavorati. Tra gli accessori abbiamo in-

serito gioielli ossidati per ottenere un

effetto “vintage”, borse con proflature

opalescenti e scarpe con tacchi scultorei,

ispirate alle cortecce degli alberi.

Ha mai pensato di prendere parte

alla settimana della moda di Milano?

Sono solo pochi anni che sfliamo (

a

lungo il marchio ha utilizzato presentazio-

ni in showroom, ndr

) e per il momento,

visto che siamo un marchio statuniten-

se con sede a Manhattan, per noi ha

più senso concentrarci sulla New York

Fashion Week.

Quanto conta l’Italia per il marchio?

L’Italia è la pietra angolare su cui poggia

il nostro business in Europa; abbiamo

boutique a Roma e Milano e una forte

presenza nel wholesale. Vediamo straor-

dinarie opportunità per il nostro brand

qui, visti anche i dati molto incoraggiati